Campolo medievale

dai Bizantini al Quattrocento

Dott. Marco Michelini e Luigi Vannini

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Abstract della ricerca

Questo testo raccoglie e ordina quanto storici e archeologi hanno scritto sull'Appennino bolognese tra le valli del Reno e del Setta, con Montovolo, La Scola, Vimignano e i borghi che li circondano. La storia di questo territorio attraversa stratificazioni molto diverse: un presidio difensivo romano-bizantino del VI secolo, un nodo di signorie feudali tra XI e XIV secolo, un santuario che diventa meta di pellegrinaggio con il proprio sistema devozionale autonomo, e infine — come episodio di questa storia più lunga — la presenza dei Templari a Montovolo nel XIII secolo. Il testo non avanza tesi proprie: raccoglie le evidenze documentate dagli studiosi e le dispone in ordine cronologico, dal Bronzo Antico alla fine del Quattrocento.

Le fonti principali sono gli studi di Renzo Zagnoni, Paola Foschi, Arturo Palmieri, Paolo Bacchi e Tiziana Lazzari; le fonti primarie comprendono le cronache di Matteo Griffoni, Pietro de Griffonibus, Ghirardacci e il Corpus Chronicorum Bononiensium. Sette capitoli coprono l'arco dal VI al XV secolo; una nota conclusiva e un'appendice illustrata completano la raccolta.

Cartina dei luoghi
I luoghi citati nel testo — Appennino bolognese tra le valli del Reno e del Setta (elaborazione su base OpenStreetMap)
XVI–XV sec. a.C.
Ripostiglio di Burzanella
VI sec. a.C.
Santuario etrusco Monteacuto Ragazza
572–593
Avanzata longobarda; Clausurae
600–664
Giorgio Ciprio: i kastra dell'Appennino
727
Crisi iconoclasta; limes abbandonato
751
Astolfo, fine Esarcato
X–XII sec.
Stagnesi, Gisolfi, Monteacuto Ragazza
1046–1115
Matilde di Canossa
1068
Primo «conte di Panico»
1200
Lodo arbitrale a Badi; Montovolo citato
1217–1223
V Crociata; oratorio Santa Caterina
1264–1300
Rettori di Montovolo (Bottoni, poi Iacopo dei Panico)
XIII sec.
Templari a Bologna; Magione
1306–1313
Campagna bolognese contro i Panico
dopo 1313
Bartolomeo Tencarani, ultimo templare, sepolto a Montovolo
1438–39
Ferrara-Firenze: Albergati e l'unione con i Greci
II metà '400
Affreschi di Santa Caterina; Bessarione

Cap. 1

Il territorio prima del Medioevo: le vie antiche

ArcheologiaBronzo AnticoEtruschi

Il crinale Reno-Setta era già un corridoio di scambio nel Bronzo Antico (XVI–XV sec. a.C.): lo documenta il ripostiglio di Burzanella (Camugnano), 14 asce in bronzo con rame toscano, trovate nel 1962 lungo un percorso di crinale tra le valli del Reno e del Setta (de Marinis, Notizie Archeologiche Bergomensi, 2021).

Nel comune di Grizzana Morandi, sulla collina chiamata «Torraccia» — il nome stesso è diagnostico: torre diruta — sorgeva un santuario etrusco del VI sec. a.C. scoperto nel 1882. Bronzetti votivi (in realtà errori di fusione), sostegno in travertino, base lapidea: i reperti sono oggi al Museo Civico Archeologico di Bologna. Chi saliva su quel colle in età etrusca portava offerte; chi lo avrebbe occupato nei secoli seguenti vi avrebbe costruito una torre.

Cap. 2

Il limes bizantino (VI–VII sec.): le Clausurae e La Scola

BizantiniClausuraeToponomasticaLimes

Nel VI secolo, dopo la caduta di Pistoia e Firenze (593), i Bizantini arretrarono sull'alto Appennino e organizzarono un sistema difensivo in profondità. Le Clausurae — sbarramenti murari in arenaria, lunghi 33–157 m, con contrafforti rivolti a sud — sbarravano le valli della Limentra (Bacchi, Collina, Zerbini, 2015). La seconda linea si attestò sulle alture che controllavano la confluenza della Limentra con il Reno: il punto che oggi si chiama Rocchetta Mattei era già allora un nodo strategico.

La toponomastica conserva questa storia. «La Scola» — nella forma medievale Scolcola documentata nell'estimo del 1235 — deriva dal germanico skulk: posto di guardia, vedetta. Il limes non fu espugnato ma abbandonato nel 727, quando la crisi iconoclasta dissolse dall'interno la lealtà delle guarnigioni. Liutprando aggirò l'intero sistema da ovest; Bologna cadde non per una marcia lungo il Limentra, ma per una manovra in pianura.

Cap. 3

L'Alto Medioevo: il confine che struttura il territorio

SignorieMatilde di CanossaTemplariMonasteri

Il confine longobardo-bizantino non scomparse con i Longobardi: diventò il limite tra Ducato di Toscana e Stato della Chiesa, poi — come mostra il lodo arbitrale di Badi del 1200 — una doppia giurisdizione viva ancora nel XIII secolo: «infra episcopatum bononiensem, iudicaria pistoriense». Quattro secoli dopo la caduta del limes, la stessa linea separava ancora due mondi.

Su questo crinale operavano le signorie minori studiate da Zagnoni: gli Stagnesi con i loro castelli sulla Limentra Orientale, i Gisolfi delle Mogne sul Brasimone, la stirpe di Rigizone a Monteacuto Ragazza. Matilde di Canossa (1046–1115) dominava entrambi i versanti: i suoi vassalli in queste montagne erano gli Stagnesi stessi, e molti luoghi del territorio — Monteacuto Ragazza, Bargi, Le Mogne, Casio — compaiono nel 1220 tra i beni dell'eredità matildica. La cripta di Montovolo, con i suoi capitelli «di stampo bizantino-ravennate» (Zagnoni, 2011), è datata al X–XI sec.: il linguaggio artistico di Ravenna sopravviveva all'amministrazione politica.

Cap. 4

I Conti di Panico: signori del monte

PanicoGhibelliniFeudalesimo

Tra XII e XIV secolo il territorio attorno a Montovolo è dominato dai Conti di Panico, la grande famiglia ghibellina dell'Appennino bolognese. Il loro sistema di controllo era capillare: la Rocca di Cantaglia su Montovolo, la Torre Cavallina («Torrazza») a Campolo/Vimignano, il presidio di Confienti in val di Setta. Lo stesso Canonico Iacopo dei Panico era al tempo stesso rettore di Santa Maria di Montovolo (1300) e titolare della Torre Cavallina: una sola persona controllava il presidio militare e il complesso religioso.

L'allineamento «ghibellino» dei Panico era anzitutto antiBolognese. In pratica cambiavano campo quando cambiavano le convenienze: nel 1243 tre esponenti della famiglia furono giustiziati a Verona per aver congiurato a favore dei guelfi; nel 1274 la famiglia era spaccata tra le due fazioni nei tumulti di Bologna. Un diploma imperiale del 1221 confermava il possesso di Panico, Sirano, Malfolle, Ignano e altre tredici località.

Cap. 5

Montovolo come Monte Sinai

DevozioneCrociateTopografia sacra

Nel XII–XIII secolo Montovolo fu inserito in un sistema devozionale di straordinaria raffinatezza. Bologna medievale ospitava più topografie sacre separate: Santo Stefano riproduceva Gerusalemme (opera di san Petronio, V sec.); San Giovanni in Monte rappresentava il Calvario; Montovolo — con la sua doppia cima, il pianoro del santuario e il balzo di Santa Caterina — era il Sinai. Tre risposte indipendenti alla stessa spinta devozionale dei secoli crociati.

L'oratorio di Santa Caterina d'Alessandria fu costruito probabilmente dopo la Quinta Crociata (1217–1223) e l'assedio di Damietta. La dedica richiama direttamente il monastero del Sinai dove la santa è venerata. È un sistema autonomo, fondato sulla conformazione fisica della montagna stessa, distinto e non collegato al sistema gerosolimitano di Santo Stefano (Zagnoni, 2011).

Cap. 6

I Templari: un episodio

TemplariMagioneProcesso 1313

La Magione di Bologna era una delle più ricche della provincia ecclesiastica di Ravenna. Quando Clemente V soppresse l'Ordine, nel 1307 erano rimasti nella Magione solo due Templari, bolognesi di nascita: Bartolomeo Tencarani e Alberto Arienti. Furono processati a Ravenna nel 1313, insieme ai Templari delle altre Magioni romagnole; l'arcivescovo Rinaldo da Concorezzo si oppose alla tortura e li assolse pienamente. A Bologna vi fu solo la lettura pubblica della sentenza.

Dopo l'assoluzione, Bartolomeo Tencarani — l'ultimo templare della Magione bolognese — si ritirò a Montovolo e vi fu sepolto: negli anni Ottanta del Novecento, ristrutturando la foresteria del santuario, ne riaffiorarono le ossa sotto il pavimento, segnalate da una mattonella con una croce incisa (Franco Ventura, Bologna massonica). Renzo Zagnoni (2016) smonta con argomenti filologici le attribuzioni templari alle chiese di Montovolo; ma il dato materiale della sepoltura — l'ultimo templare della Magione bolognese che scelse di morire a Montovolo — è difficile da liquidare come leggenda.

Cap. 7

La campagna 1306–1313

PanicoBolognaCampagna militare

Il 15 maggio 1305 i Panico tesero un'imboscata a Sasso di Glossina (Praduro e Sasso): i Bolognesi, che in quella stessa spedizione avevano incendiato la Torre Cavallina, caddero in una trappola e il podestà Ramponi annegò nel Reno. Bologna rispose con una campagna sistematica: nel 1306 Castelnuovo di Labante fu preso e la Rocca di Cantaglia — «a lato del balzo di S. Caterina, quasi a fortificarlo» (Palmieri) — resistette nove mesi prima di capitolare il 29 gennaio 1307. Il conte Mostarda, figlio di Maghinardo, fu decapitato in piazza a Bologna.

La campagna non si chiuse nel 1307. I Panico fuggirono a Monte Beni in Romagna sotto gli Ubaldini; solo nel 1313 i castelli vennero definitivamente recuperati. Nel 1313 il conte Paganino assaltò e uccise il Conte di Romagna con quaranta uomini, rubando 70.000 fiorini destinati al Papa in Avignone. Il declino formale giunse nel 1391: un decreto di residenza in città revocò di fatto l'autonomia feudale della famiglia.

Cap. 8

Il tardo Medioevo e il Quattrocento

AffreschiBessarioneMaestri Comacini

Con la fine della signoria dei Panico il territorio passa sotto il diretto controllo di Bologna. La vita non si ferma: i Maestri Comacini — citati già nell'Editto di Rotari e nel Memoratorium di Liutprando — continuarono a operare lungo le valli, lasciando traccia nei nomi del territorio: La Scola fu il loro quartier generale, il luogo da cui si irradiavano i cantieri medievali dell'Appennino.

A Montovolo, nella seconda metà del Quattrocento, viene realizzato un ciclo di affreschi nell'oratorio di Santa Caterina. Alessandro Nesi ha proposto l'attribuzione a Giovanni di Piamonte, collaboratore di Piero della Francesca. In uno dei profili è stata identificata l'effige del cardinale Bessarione, legato papale a Bologna dal 1450 al 1455 — il teologo greco che, dopo la caduta di Costantinopoli (1453), divenne il simbolo vivente dell'unità della Cristianità. La sua presenza s'inserisce in una tradizione bolognese di apertura all'Oriente che risale al vescovo Niccolò Albergati, presidente del concilio di Ferrara-Firenze (1438–39) per l'unione con la Chiesa greca, e al suo circolo — il segretario Enea Silvio Piccolomini, futuro Pio II, e Niccolò Cusano. Un ciclo pittorico di matrice toscana, in un santuario di confine, che porta i segni dell'ultimo grande sogno crociato.


Alcune immagini significative

Il santuario di Montovolo
Il santuario di Santa Maria della Consolazione, Montovolo (Grizzana Morandi) — foto: Wikimedia Commons CC BY-SA
L'oratorio di Santa Caterina, Montovolo
L'oratorio di Santa Caterina d'Alessandria, Montovolo — foto: Wikimedia Commons CC BY-SA
Il complesso di Santo Stefano, Bologna
Il complesso di Santo Stefano, la «Gerusalemme bolognese» di san Petronio — foto: Wikimedia Commons CC BY-SA
Ruderi della Torre Cavallina
Ruderi della Torre Cavallina («Torrazza») a Campolo/Vimignano — foto: Progetto Digital Humanities

Principali fonti accademiche