Il massiccio Montovolo-Vigese (Grizzana Morandi, Bologna) domina i passi tra le valli del Reno e della Setta — la stessa rete lungo cui gli Etruschi di Kainua/Marzabotto muovevano merci e culti tra il VI e il II secolo a.C.
Questo saggio esamina le evidenze senza concessioni alla leggenda: documenta ciò che è certo, valuta ciò che è plausibile, liquida ciò che è speculazione.
La ricerca ha identificato un quadro regionale articolato. La città etrusca di Kainua (Marzabotto, fondata ~500 a.C.) era il nodo di una rete di percorsi transappenninici che risalivano le valli del Reno, della Setta e della Limentra. Il progetto universitario Appenninica (Gaucci, Proto, Serra, Cingia, Ocnus 32, 2024) ha catalogato 43 siti etruschi VI–IV sec. a.C. nelle tre valli, ricostruendo un sistema di stazioni sacre lungo i passi.
Il dato più rilevante è l'esistenza di un santuario etrusco documentato nello stesso comune di Grizzana Morandi: il santuario di Monteacuto Ragazza, scoperto nel 1882, ha restituito 14 bronzetti in bronzo (V sec. a.C.) — scarti di fusione di una fonderia specializzata in articoli religiosi —, un'iscrizione etrusca dedicatoria (~475 a.C.) e un altare in travertino. Tutti conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna. Si trattava di una stazione sacra di passo lungo il crinale Reno-Setta.
A pochi chilometri, nella valle del Limentra, il graffito della Limentra (III–II sec. a.C.) reca la formula apotropaica etrusca affnin arse v[erse] — «Appennino, tieni lontano il fuoco» — un'invocazione alla divinità etrusca dell'Appennino, la stessa che il sincretismo romano avrebbe assorbito come Iuppiter Appenninus.
Il toponimo medievale Mons Iovis (Monte Giove), il graffito della Limentra e l'esistenza del parallelo di Monteacuto Ragazza a pochi chilometri di distanza sostengono l'ipotesi — avanzata da Guidanti e Zagnoni nel 1997 — che la cima di Montovolo ospitasse un santuario dedicato a Iuppiter Appenninus.
Gaucci et al. (2024) identificano il complesso Montovolo-Vigese come «satellite» del sistema insediativo di Cantaiola-Riola, con Monte Vigese (1091 m) che offre visibilità sull'intera via di crinale verso Monte Bargi. Sul versante di Monte Vigese fu segnalato nel 1981 materiale ceramico frammentato. Gli stessi autori concludono che il complesso «meriterebbe ulteriori indagini sul campo».
Un elemento teorico aggiuntivo viene da Gottarelli (Ocnus 18, 2010): il rito etrusco di fondazione richiedeva l'osservazione del cosmo in monte, e l'orientamento astronomico di Kainua implica una relazione con le cime visibili dall'altopiano. Le vette che sovrastano la città non erano semplici riferimenti geografici, ma potenziali nodi di un sistema sacro.
Presenza etrusca religiosa a Grizzana Morandi (Monteacuto Ragazza, V–III sec. a.C.). Formula cultuale etrusca nell'area (graffito Limentra). Kainua come fulcro delle vie transappenniniche. Rilevanza geomorfologica del massiccio.
Santuario di Iuppiter Appenninus su Montovolo (Mons Iovis + parallelo Monteacuto + sistema viario). Continuità cultuale pre-romana al Medioevo. Connessione Monte Palense / dea Pale.
Centro oracolare etrusco (Baccolini): nessun deposito votivo, nessuna sortes, nessuna struttura. Etimologia da «ovolo/omphalos» circolare. Attribuzioni etrusche della cripta senza stratigrafie.
La questione non è chiusa: è in attesa degli strumenti adeguati. Le linee di ricerca più urgenti sono lo scavo stratigrafico sistematico della sommità e delle adiacenze del santuario, la ricognizione di superficie nei siti citati nelle fonti (Serra dei Coppi, Cantaiola, Campolo-Castellina) e l'analisi delle murature della cripta medievale (ricavata sul banco roccioso, priva di depositi stratificati).
Il quadro di riferimento è il progetto «Appenninica» dell'Università di Bologna, che ha già incluso il complesso Montovolo-Vigese nel catalogo ufficiale dei siti meritevoli di indagine — il riconoscimento più autorevole disponibile allo stato attuale degli studi.